Pasquale Misuraca
Il cinema androgino Lettera aperta agli amici del cinema nuovo
--------------------------------------------------------------------
Cari amici di cinema - giornalisti, critici, storici, direttori di festival e riviste, registi, produttori, distributori, esercenti, docenti - Roberto Silvestri, Mariuccia Ciotta, Mario Sesti, Goffredo Fofi, Cristina Piccino, Giovanni Spagnoletti, Stefania Aprà, Bruno Marino, Roberto Turigliatto, Marco Giusti, Enrico Ghezzi, Pedro Armocida, Alberto Crespi, Enrico Magrelli, Stefano Della Casa, Alessandro Cappabianca, Fabio Benincasa, Salvatore Fronio, Alberto Barbera, Nanni Moretti, Gianluca Arcopinto, Franco Jannuzzi, Beppe Attene, Luca Gorreri, Paolo Carnera, Silvana Silvestri, Gianfranco Pannone, Tarek Ben Abdallah, Patrizia Pistagnesi, Amedeo Fago, Mario Brenta, Paolo Benvenuti… - sostengo da decenni l’idea che sia nato, dalle ceneri del vecchio cinema, un nuovo cinema.
Lo chiamo, quando parlo laureato “cinema androgino” – riferendomi al discorso di Aristofane nel Simposio di Platone, e quando parlo come mangio “cinema cappuccino” - riferendomi a Zavattini che a un giornalista che lo interrogava sui rapporti di lavoro con Vittorio de Sica rispose: “Noi due siamo come il cappuccino, che non sai dove finisce il latte e comincia il caffè.”
Ordunque. Ho affermato per decenni - su Alias de ‘il manifesto’ dove tengo da vent’anni una rubrica, e in convegni e festival eccetera - che è nato un nuovo cinema caratterizzato dalla cancellazione dei confini tra film e documentario, oggettivo e soggettivo, persona e personaggio, ritratto e autoritratto, prosa e poesia, e persino tra i generi – un cinema (lo dico per polemizzare coi neofascisti) “degenere”.
Questo nuovo cinema c’è o non c’è? C’è o ci fa? È “un fantasma che si aggira per l’Europa”, o un fantasma della mia mente di autore di poco successo di pubblico e di critica a cui - come al Flaiano ferito dal fiasco di Un marziano a Roma - “l’insuccesso ha dato alla testa”?
La buonanima di Adriano Aprà era sostanzialmente d’accordo con me, lui lo chiamava “neosperimentale” e “fuorinorma”, l’ha individuato specialmente in Italia e raccolto nei suoi ultimi anni in una serie di “festival espansi”.
Adesso che lui non c’è più, anche per verificare e sviluppare la sua intuizione, perché non ne discutiamo pubblicamente, per esempio in un convegno alla Casa del Cinema di Roma o presso la Fondazione Horcynus Orca - Messina? Se non ora quando? Non sta cambiando precipitevolissimevolmente il mondo? “A un mondo del tutto nuovo occorre una nuova scienza politica.” (Alexis de Tocqueville). Non anche – nella teoria e nella pratica - un nuovo cinema?
(Alias, supplemento culturale de 'il manifesto', estate del 2024)
Naturalmente di questo convegno non si è fatto nulla. Colpa mia. "L’insuccesso mi ha dato alla testa." Ennio Flaiano